Avolio Giuseppina
L’Ordo Virginum profezia di prossimità e speranza
2020/7, p. 10
Dal 28 al 31 maggio 2020, doveva aver luogo a Roma il terzo Incontro internazionale. Ma è stato rimandato a causa del Covid 19. Erano iscritte oltre 700 donne consacrate, con diversi Vescovi e delegati, provenienti da 61 Nazioni.

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Testimoni
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NEL 50° DELLA PROMULGAZIONE DEL RITO DI CONSACRAZIONE
L’Ordo Virginum
profezia di prossimità e speranza
Dal 28 al 31 maggio 2020, doveva aver luogo a Roma il terzo Incontro internazionale. Ma è stato rimandato a causa del Covid 19. Erano iscritte oltre 700 donne consacrate, con diversi Vescovi e delegati, provenienti da 61 Nazioni.
La vocazione alla verginità consacrata è un segno dei tempi. Con gioia e stupore, infatti, ammiriamo il continuo e progressivo aumento del numero di donne che accolgono questo prezioso ed eloquente dono dello Spirito. Oggi le consacrate sono oltre cinquemila e numerose sono le donne che si preparano a ricevere la consacrazione nella verginità vissuta nel proprio ordinario ambiente sociale e culturale, radicate in una Chiesa particolare, in una forma di vita antica e al tempo stesso nuova e moderna.
Un po’ di storia
Cinquant’anni fa, il 31 maggio 1970, su mandato di san Paolo VI, la Sacra Congregazione per il culto divino promulgava il nuovo Rito della consacrazione delle vergini, rinnovato secondo le disposizioni del Concilio Vaticano II. Rifioriva così, l’antico Ordine delle vergini testimoniato nelle comunità cristiane già dai tempi apostolici.In realtà, fino al IV secolo la decisione di consacrare a Cristo la propria verginità non comportava alcuna celebrazione liturgica. Dal V secolo abbiamo documenti che tramandano un rito sobrio ma suggestivo, durante il quale la preghiera di consacrazione: Deus, castorum corporum, costituiva il momento culminante. Le vergini consacrate vivevano in famiglia. Con lo sviluppo del monachesimo cenobita, la Chiesa associò la consacrazione verginale alla vita comunitaria, all’osservanza di una regola comune e all’obbedienza a una responsabile. La celebrazione della consecratio virginum fu sostituita dal rito proprio della vita monastica, dove si emettevano i voti solenni, per cui le vergini dalla casa paterna e dall’autorità del Vescovo iniziarono a vivere in monastero sotto l’autorità di una superiora. Così il Rito cadde in disuso e scomparve l’Ordine delle vergini.
La rinascita dopo il Concilio
Alla luce della tradizione patristica e nell’ambito del rinnovamento ecclesiale voluto dal Concilio Vaticano II se ne comprende la riscoperta. Si tratta di uno dei frutti dell’approfondimento patristico e liturgico, della crescente attenzione all’apostolato dei laici, ma soprattutto dell’ecclesiologia conciliare di comunione e dell’attenzione alla Chiesa locale, come pure del cambiamento culturale della condizione femminile nella società. I Padri conciliari decisero, così, di riportare alla luce questa significativa eredità del passato, raccomandando di sottoporre a revisione «il rito della consacrazione delle vergini, che si trova nel pontificale romano». Per solennizzare la rinascita dell’Ordo virginum, la Congregazione per la vita consacrata aveva convocato dal 28 al 31 maggio 2020, a Roma, il terzo Incontro internazionale. In questa occasione le appartenenti all’Ordo virginum di tutto il mondo, come già avvenuto nel 1995, nel 2008 e nel 2016, erano invitate a radunarsi per lodare e ringraziare il Signore, riflettere insieme, arricchirsi del vicendevole scambio di esperienze, testimoniare alla Chiesa e al mondo la bellezza di questa vocazione ed essere confermate in essa dal Successore di Pietro.
Rimandato a causa della pandemia da Covid 19, all’Incontro erano iscritte oltre 700 donne consacrate, con diversi Vescovi e delegati, provenienti da 61 Nazioni. Volendo celebrare l’evento, la Congregazione ha preparato una Veglia i cui testi sono stati tradotti in 7 lingue e nel pomeriggio di domenica 31 maggio le consacrate italiane – in comunione con le consacrate di tutto il mondo – hanno vissuto la preghiera a distanza in diretta youtube (www.ordovirginum.org). Presieduta da monsignor Oscar Cantoni, arcivescovo di Como, delegato della Conferenza episcopale italiana per l’Ordo virginum, essa è stata animata da una consacrata in rappresentanza di ciascuna regione italiana.All’anniversario si è voluto dedicare anche un numero speciale del Foglio di collegamento, nel quale è stata pubblicata una interessante lettura dei dati raccolti in una recente indagine e alcune significative testimonianze di donne che coniugano l’anticipo della vita futura e le sfide delle prossimità evangeliche.
Il carisma dell’Ordo
La fisionomia spirituale delle consacrate appartenenti all’Ordo è chiaramente delineata nel Rito di consacrazione, cioè nell’azione liturgica con cui la Chiesa celebra la decisione di una vergine che sviluppa in modo carismatico la vocazione battesimale dedicandosi al servizio cultuale del Signore e a una diaconia di amore in favore della comunità ecclesiale. Lo stesso rito descrive le vergini consacrate sul modello della Chiesa vergine per l’integrità della fede, sposa per l’indissolubile unione con Cristo, madre per la moltitudine di figli generati alla vita di grazia.Con la consecratio virginum, le candidate esprimono il sanctum propositum, cioè la ferma e definitiva volontà di perseverare per tutta la vita nella castità perfetta e nel servizio di Dio e della Chiesa.Il propositum viene accolto e confermato dalla Chiesa attraverso la solenne preghiera del Vescovo, il quale invoca e ottiene per loro l’unzione spirituale che stabilisce il vincolo sponsale con Cristo e a nuovo titolo le consacra a Dio. In questo modo, le vergini sono costituite persone consacrate, segno sublime dell’amore della Chiesa verso Cristo, immagine escatologica della Sposa celeste e della vita futura. L’appartenenza esclusiva a Cristo, sancita col vincolo nuziale, mentre alimenta in loro la vigile attesa del ritorno dello Sposo glorioso (Mt 25,1-13), le associa in modo peculiare al suo sacrificio redentore e le dedica alla edificazione e alla missione della Chiesa nel mondo (Col 1,24).È la vita della consacrata che deve parlare, perché il bene riprenda la sua forza di attrazione: è l’auspicio del magistero pontificio di questo mezzo secolo. Sulla profondità di questa forma di vita, infatti, non è mai mancata la paterna parola dei Pontefici.È grazie alla felice intuizione di san Paolo VI, che la Chiesa è tornata a permettere alle donne, che restano nel proprio ordinario contesto di vita, di poter ricevere, come ai primi tempi della Chiesa, la solenne consacrazione verginale. San Giovanni Paolo II, il 2 giugno 1995, nel XXV anniversario della revisione del Rito, alle numerose consacrate di tutto il mondo riunite per la prima volta a Roma raccomandava: «Ricambiate l’amore infinito di Cristo con il vostro amore totale ed esclusivo. Amatelo, come egli desidera di essere amato, nella concretezza della vita: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv 14, 15; cf. 14,21). Amatelo come si conviene alla vostra condizione sponsale: assumendo i suoi stessi sentimenti (cfr. Fil 2,5); condividendo il suo stile di vita, fatto di umiltà e mansuetudine, di amore e di misericordia, di servizio e di lieta disponibilità, di infaticabile zelo per la gloria del Padre e la salvezza del genere umano».Papa Benedetto XVI, il 15 maggio 2008, durante il secondo raduno internazionale dell’Ordo virginum, le esortava: «La scelta della vita verginale è un richiamo alla transitorietà delle realtà terrestri e anticipazione dei beni futuri. Siate testimoni dell’attesa vigilante e operosa, della gioia, della pace che è propria di chi si abbandona all’amore di Dio. Siate presenti nel mondo e tuttavia pellegrine verso il Regno. La vergine consacrata, infatti, si identifica con quella sposa che, insieme allo Spirito, invoca la venuta del Signore: “Lo Spirito e la sposa dicono ‘Vieni’ (Ap 22,17)».
Il messaggio di papa Francesco
Lo stesso papa Francesco, per solennizzare il cinquantesimo, ha donato un illuminante messaggio, invitando le consacrate a non spegnere la profezia della vocazione ricevuta. «Siete chiamate, – ha sottolineato – non per vostro merito, ma per la misericordia di Dio, a far risplendere nella vostra esistenza il volto della Chiesa, Sposa di Cristo, che è vergine perché, nonostante sia composta da peccatori, custodisce integra la fede, concepisce e fa crescere una umanità nuova». La consacrazione, sottolinea papa Francesco, «vi riserva a Dio senza estraniarvi dall’ambiente nel quale vivete e nel quale siete chiamate a rendere la vostra testimonianza nello stile della prossimità evangelica. Con questa specifica vicinanza agli uomini e alle donne di oggi, la vostra consacrazione verginale aiuti la Chiesa ad amare i poveri, a riconoscere le povertà materiali e spirituali, a soccorrere chi è più fragile e indifeso, chi soffre per la malattia fisica e psichica, i piccoli e gli anziani, chi rischia di essere messo da parte come uno scarto». Donne che credono «nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto».E tenerezza e affetto indicano alla vergine consacrata la dimensione della prossimità come espressione concreta di una maternità nello spirito da declinare negli odierni ambiti ecclesiali e sociali. La fragilità necessita più di affetto che di autorità, più di speranza che di paura, a custodia della dignità umana. Prossimità e speranza renderanno luminoso il carisma dell’Ordo se annunceranno quella profezia di misericordiosa accoglienza in un mondo sempre più smarrito e confuso.
Giuseppina Avolio