Il Punto esclamativo e altri incubi ortografici

Nota di lettura di Roberto Alessandrini

Pubblicazione:  25 settembre 2017
Edizione:  1
Pagine:  80
Peso:  94 (gr)
Collana:  P9 Lampi  sezione: Lampi d'autore
Formato:  102x165x6 (mm)
Confezione:  Brossura con bandelle
Altri autori:  Nota introduttiva di Roberto Alessandrini  -  Tradotto da Laura Ferrari
EAN:  9788810567616 9788810567616
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Descrizione
Perché lo scrivano Perekladin non ha mai usato in tutta la sua vita il punto esclamativo? Si può odiare la vocale «U» al punto di uscire di senno ed essere rinchiusi in manicomio? E può la burocrazia trasformare la banale richiesta di un ufficio postale periferico in un caso aggrovigliato che coinvolge persino il ministro?
I tre brevi racconti di Cechov, Tarchetti e De Marchi riuniti in questo piccolo libro confermano che la scrittura è un ricco deposito di incubi, gaffe, incomprensioni, malintesi e ilarità. Eppure, talvolta, ossessioni ed errori servono a scoprire fatti nuovi, a condizione di saper fare buon uso delle inesattezze e degli abbagli. Perché da un errore creativo - insegnano i grandi maestri - può nascere una grande storia: «Chi farà pochi errori farà anche poche scoperte».

Sommario
I. Anton Čechov. Il punto esclamativo.  II. Iginio Ugo Tarchetti. La lettera U.  III. Emilio De Marchi. Regi impiegati.  Nota di lettura. Le notti insonni dello scrivano (R. Alessandrini).  Per approfondire.
Note sull'autore
Anton Cechov (1860-1904), tra i maggiori scrittori della letteratura russa, è autore di centinaia di racconti e di commedie fondamentali per la storia del teatro. Il successo artistico gli permise di dedicarsi all’attività letteraria e di svolgere l’attività di medico solo in modo saltuario. 
Iginio Ugo Tarchetti (1839-1869) è stato tra i maggiori esponenti del gruppo degli scapigliati, movimento letterario nato a Milano tra il 1860 e il 1870. I suoi racconti sono ispirati in parte a un garbato umorismo e in parte al gusto macabro caro alla moda del tempo. 
Emilio De Marchi (1851-1901), autore di racconti e romanzi, descrive nelle sue opere la vita dei contadini lombardi e della piccola borghesia milanese. Tra il 1885 e il 1886 pubblicò a dispense la sua traduzione in versi delle Favole di Jean de La Fontaine.